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LETTERA A SAURO SIMONETTI

Di corsa verso il cielo

Sauro SimonettiIl messaggio che ti ho lasciato sulla segreteria telefonica una settimana fa, è rimasto senza risposta.

Ci eravamo visti l'ultima volta all'ospedale quando, sette giorni prima, eri venuto per fare l'ennesima seduta della tua terapia: non pensavo che sarebbe stata l'ultima volta.

E' difficile parlare ad una persona che non c'è più, ma te lo devo per tutte le volte che mi hai incitato a scrivere coinvolgendomi in quella passione che ti piaceva tanto.

La nostra amicizia era iniziata poco più di un anno fa, quando ci siamo conosciuti al corso teorico dei volontari A.V.O. Eri una persona riservata, sulle tue, piuttosto schiva e chissà perché mi sedetti proprio lì, vicino alla tua sedia: mi parlasti subito della tua malattia, dei controlli ai quali ti dovevi sottoporre periodicamente, del tuo vivere sempre sul "chi va là", nella paura che ogni sintomo nuovo, diverso, dovesse riportarti in quel periodo buio e triste di due anni prima.

Avevamo deciso di svolgere il nostro volontariato pratico alla Casa di Riposo per anziani, convinti che loro fossero le persone più bisognose; riuscisti subito ad inserirti bene, eri contento di esser loro utile e ce lo dimostra l'attaccamento ed il pensiero che molti di loro hanno avuto per te in questo ultimo periodo, quando non hai potuto svolgere il tuo compito di volontario.

Un martedì mattina, mi dicesti che gli esami non andavano più bene, che dovevi tornare a Pisa per fare nuovi controlli, che dovevi chiarire la situazione, che non avresti potuto continuare per un certo periodo il tuo volontariato.

Dopo il secondo intervento hai avuto la forza e la voglia di ricominciare e di questo, noi volontari ti ringraziamo perché ci hai dato testimonianza di grande carattere e determinazione.

Eri sempre più magro e pallido, ma nei tuoi occhi si leggeva comunque la voglia di andare avanti, di lottare per superare questo brutto momento, fino a quando, poi, la malattia e la stessa terapia hanno avuto il sopravvento sconvolgendo il tuo corpo, ma non la tua mente; non avevi più la forza per ripartire, volevi abbandonare tutto; in una delle ultime telefonate mi dicesti che era tutto inutile, che non serviva soffrire così tanto per non arrivare a nulla.

Poi bastava entrare in altri argomenti e subito la tua voce cambiava, mi dicevi che dopo, quando le cose sarebbero migliorate, avresti potuto lavorare anche part-time, avresti potuto riprendere il volontariato. Ti avevo promesso che sarei tornata a fare il servizio volontario con te, che avresti ripreso il corso di computer, che saremmo andati a visitare mostre e musei, anche l'arte era una tua passione. Tu mi avresti fatto conoscere i luoghi intorno a Marcoiano dove andavi ad allenarti quando potevi correre e avrei goduto del bellissimo panorama che circonda il tuo piccolo paese.

Giovedì 24 Maggio sono venuta a Marcoiano ed ho spaziato con lo sguardo al di là del piccolo cimitero dove ora ti riposi: ti confermo che avevi ragione: si vede davvero un bellissimo panorama.

La nostra unica consolazione sai qual è?

Quella che mi ha detto un comune amico, Giampiero, quando mi ha chiesto di ricordarti scrivendo di te: "Sauro lassù c'è andato diritto come un fuso".

Il tuo camice di volontario A.V.O. è ancora nell'armadietto della Casa di Riposo: lo porterò alla tua mamma che, mi ha detto, lo conserverà con tanto amore in tuo ricordo.

Grazie, Sauro, con un abbraccio.

Arpina

 

C'è ben poco da aggiungere alle parole di Arpina. Sauro da alcuni mesi era entrato nella redazione del "Filo", e vi aveva portato molto di sé: la sua pacata determinazione, un atteggiamento positivo nel considerare le cose, lo stimolo a non scoraggiarsi di fronte alle difficoltà. Anche nelle difficoltà recenti relative al giornale, era stato il più concreto a dare impulso, ad invitare a guardare avanti e a non mollare. Un atteggiamento, il suo, che assumeva il valore di grande testimonianza, considerando le difficoltà di salute che si trovava ad affrontare. Per questo gli siamo grati, e per questo la sua scomparsa ci ha colmato di tristezza. Attutita dal ricordo dei suoi occhi vivaci, capaci di guardare avanti, verso quella Speranza che non delude. E che, ne siamo sicuri, l'ha accolto a braccia aperte.

il filo

il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno-luglio 2001
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