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La copertina di questo mese
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CATTOLICI IMPEGNATI. ANCHE IN POLITICA

L’interessante riflessione di Giampiero Giampieri apparsa sul numero scorso stimola il dibattito in relazione al senso odierno dell’impegno politico in generale e dei cattolici in particolare, sulle modalità dell’impegno civico al servizio della collettività, alla luce anche della poco edificante bagarre elettorale da poco conclusa. La crisi dei partiti, - terminale sostanzialmente unico dell’azione politica dal dopo-guerra fino a “tangentopoli” presa come spartiacque, da non considerare però come causa, ma piuttosto come effetto di quella crisi -, non appare assolutamente al capolinea.

Sempre più appannaggio di pochi e sempre meno qualificato appare l’impegno politico che passa attraverso le organizzazioni partitiche. La classe dirigente stantia, immutabile, non in grado di determinare quall’auto-riforma del sistema da tanti auspicata, da molti evocata e da pochi (o punti) realizzata, caratterizza questa stagione della politica. Siamo di fronte ad una sclerotizzazione scandita da rituali vuoti, riprodotti nel tempo, ma incapaci di determinare scelte concrete, riforme decisive, azioni tali da affrontare con competenza ed efficacia le tante questioni complesse e importanti che oggi si trova di fronte chi assume l’onere (e l’onore) di “governare”.

Neanche la “rivoluzione berlusconiana”, quella contro il professionismo della politica, giusta o sbagliata che fosse, condivisa o avversata, obbrobrio o speranza, ma comunque novità nel panorama politico nazionale, è riuscita a scrollare il sistema partitico dal rassicurante torpore autoreferenziale nel quale si è adagiato e sul quale costruisce piccoli o grandi sistemi di potere, autoassolventi e votati esclusivamente ad una sopravvivenza contingente e di immediato vantaggio. Non è qualunquismo, ma l’amara constatazione che la democratizzazione dei partiti, la loro ridefinizione in funzione di nuove esigenze, che non fossero più’ quelle della contrapposizione ideoologica est-ovest, una salutare riforma della loro organizzazione, non sono mai avvenute nonostante le formule fantasiose e le simbologie pittoresche adottate.

La spinta al sistema dovrebbe allora venire ancora una volta dal basso, dai numerosi “corpi sociali” impegnati fuori della vita dei partiti, ma seriamente determinati ad affrontare le questioni per quello che sono, nell’attualità dei problemi. In particolare e qui vengo anche all’impegno e alla presenza dei cattolici nella società, a che giova oggi identificarsi con questo o con quel partito? Un tempo c’era un sistema di valori primari da difendere, la democrazia occidentale da preservare, ma oggi, acquisita la cornice di riferimento, questa deve essere rivitalizzata giorno dopo giorno, affrontando le questioni concrete dell’ambiente, del lavoro, dell’organizzazione della società, della famiglia, del rapporto con l’altro nella pluralità culturale, dell’etica nelle scelte che determinano la qualità della vita delle persone. In tutto ciò i cattolici hanno una grande responsabilità nel porsi quotidiano in rapporto con la società e quindi con la “storia”, e tutto ciò va davvero oltre la semplice appartenenza alla “destra o alla sinistra”.

I cattolici dovrebbero evitare strumentalizzazioni, mettersi in una “rete permanente”, investire il loro impegno per il bene comune e attestare la loro opera sulle questioni reali. Non più un grande partito dei cattolici, ma una grande presenza culturale nella società, anche se minoritaria, stimolo forte nel dibattito plurale, “luogo di speranza”. Per far questo essi per primi devono recuperare la consapevolezza della loro identità che non può diluirsi nella “liquidità generale”, ma affermarsi sapendo che non c’è tanto un concordato da difendere, ma la dignità della persona da riaffermare, non ci sono privilegi da garantire, ma un’azione d'opposizione al totalitarismo nichilista che si sta imponendo.

Questo risveglio potrà avvenire dall’associazionismo, ma anche dalle parrocchie se da queste ripartirà un confronto consapevole con la realtà che le circonda, una realtà che oramai non si esaurisce in esse, ma che richiede continuo un continuo sforzo di comprensione. Forse allora si riuscirà a capire che altrimenti ad uscire sconfitta non sarà solo l’adesione più o meno consapevole ad una “religione”, ma le fondamenta stesse del nostro sistema di valori, un sistema che anche i partiti hanno contribuito a costruire, ma che adesso non sembrano più in grado di gestire.

Giacomo Bagni

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, giugno 2006

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