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La copertina di questo mese
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Disegno di Chiara Vescovi - Classe V - B.S.L.PACE! Dopo quanto è accaduto, dall'11 settembre in poi, non potevamo non riflettere tutti sul tema della pace.    Per questo molte pagine abbiamo dedicato all'argomento, e per questo abbiamo promosso un'iniziativa pubblica, rivolta a tutto il Mugello.
Inevitabile?, l'editoriale La pace inizia da me, serie di incontri: il programma La pace inizia da me: foto-resoconto Lettera aperta ai giovani, di Giampiero Giampieri I parroci e la guerra: pensieri e iniziative nelle parrocchie mugellane Noi e i musulmani: un pensiero di padre Pasquale Poggiali Non resta che pregare, di Nicoletta Martiri Lapi
  Preoccupazioni e preghiere per la pace nelle parrocchie mugellane I PARROCI E LA GUERRA Come si vive nelle parrocchie mugellane questo momento storico così difficile e inquieto? Lo abbiamo chiesto ad alcuni parroci della zona. In primo luogo, che cosa pensano loro stessi della situazione? Le risposte sembrano mostrare un "comune sentire": "La guerra chiama sempre guerra -sottolinea don Paolo Cioni, pievano di Barberino di Mugello-, e la violenza genera violenza. Il mio riferimento sono le parole forti del Papa, che anche in quest'occasione sta mostrando un discernimento meraviglioso. La via del dialogo porta frutto, anche se il dialogo è faticoso. E ricordo quell'invocazione di Paolo VI: "Non più gli uni contro gli altri, ma gli uni per gli altri". Anche i parroci mugellani confessano inquietudine e smarrimento: "Di fronte a fatti del genere -nota mons. Giancarlo Corti, pievano di Borgo San Lorenzo- i pensieri sono stati molteplici, ma ricorrente è il senso di smarrimento di fronte allo scoppiare del male e alla percezione che le strutture di peccano siano dentro questa esplosione di barbarie: è un pensiero che angoscia, ma se poi la riflessione si approfondisce e va a trovare forza nella fede, diventa ricerca di speranza, pensando che Cristo ha vinto il peccato e la morte. Certo occorre abbandonare la strada di identificare il male in qualcosa e qualcuno che sta fuori di noi, o limitarsi a discorsi generici di condanna o di distinguo, ma percorrere personalmente le strade della conversione personale, che coinvolga l'ambito in cui viviamo".   "Vivo una certa inquietudine -confida don Carlo Giorgi, proposto di Firenzuola-: si è vista da un lato la fragilità dei giganti della terra, e dall'altra gli stessi giganti devono ora dimostrare di essere ancora tali, usando potenti mezzi di guerra. Ma i problemi non si affrontano mai con le armi e la violenza, ed è da privilegiare sempre la via della comprensione e del dialogo, cercando di guardare soprattutto a ciò che unisce, piuttosto che a quello che divide".   "Cosa mi colpisce di questa situazione?" Don Luca Niccheri, pievano di San Piero a Sieve ci pensa un attimo. "D'acchito mi viene rabbia, per quelli che mi sembrano pressapochismi sconcertanti; e poi per l'ipocrisia che emerge forte: sembra che si faccia la guerra a favore delle donne afghane, quando invece delle afghane non gliene frega niente a nessuno. Più in profondità, sento invece il bisogno di cambiare, di convertirmi, di lavorare su di me. Per incidere di più anche a livello educativo, per diventare persone più capaci di non giungere a questi punti".   Don Giuliano Landini, di Vicchio, fa un'analisi più politica: "Il gesto contro gli USA è stato certamente molto grave: ma esso è anche conseguenza di una politica internazionale degli stessi Stati Uniti che sfrutta da decenni le proprie posizioni dominanti per interessi di mercato. Non dico certo che se l'è voluta, ma dico anche che occorre cercare non solo pace ma anche giustizia. Così come mi chiedo se l'intervento in Afghanistan sia proporzionato". E don Tommaso Pizzilli, proposto di Scarperia si pone lo stesso interrogativo. "E' vero, i terroristi -che non sono certo da identificare con l'intero Islam- devono essere messi in condizione di non nuocere. Ma in che modo? Se uno per guarire il mal di stomaco usasse sostanze che danneggiano irreparabilmente gli altri organi, farebbe la cosa giusta? Personalmente sono per la pace, ma non appoggio né l'esercito americano, né questi criminali terroristi". E la gente che dice ai loro parroci su questo argomento? "C'è molta confusione -riconosce don Pizzilli-, e gli orientamenti sono diversificati. C'è chi dice che bisognava in qualche modo reagire, ma la terapia è incerta". Don Landini nota anche come la preoccupazione e l'insicurezza incidano sui consumi, ma riconosce: "Molti però sono anche gli indifferenti". Don Corti fa un'altra osservazione: "In mezzo alla nostra gente vi sono reazioni immediate, che cercano di semplificare le cose. Indubbiamente la paura è grande, soprattutto negli anziani, il ricordo della seconda guerra mondiale è ancora forte. Una cosa mi ha colpito in senso negativo un lunedì mattina: uscendo per le strade di Borgo ho incontrato tanti studenti: ho chiesto e loro mi hanno risposto: "Siamo in sciopero a causa della guerra. E li ho visti bivaccare in ogni angolo del paese e fumando nei bar: mi ha addolorato, perché non è il modo di affrontare una situazione così complessa e terribile. Poi però mi sono chiesto: perché questi giovani non sono insieme a riflettere? La violenza umana si radica nell'incapacità di pensare. E nella non-verità che è nel cuore dell'uomo, e della quale dobbiamo essere consapevoli. Perché allora questi ragazzi non erano a riflettere. E noi perché non li abbiamo aiutati a riflettere?" Bella domanda. E allora chiediamo al pievano di Borgo San Lorenzo in che modo la comunità cristiana ha reagito e si è attivata, dopo la strage di New York. "L'11 settembre era in corso il Settembre Giovanile. Ci siamo chiesti se sospendere le gare. Abbiamo riflettuto, decidendo poi di non farlo, in quanto non si trattava di gare agonistiche, ma di incontro tra persone. Abbiamo proposto ai giovani di ritardare di mezz'ora l'inizio delle gare e di ritrovarsi nella chiesa del Crocifisso. Così è accaduto, e per metà la chiesa era piena di giovani, per metà di adulti. Si è pregato e riflettuto, e don Vittorio ha sapientemente guidato questa veglia. Il giorno dopo anche i ragazzi più piccoli hanno sostato per alcuni minuti in silenzio e in preghiera. Si è poi continuato a pregare durante le Messe, nelle omelie sono state fatte alcune sottolineature. E anche il programma di formazione dei giovani sarà tutto dedicato al tema della pace". La preghiera è stata dunque finora la risposta più frequente nelle parrocchie mugellane, soprattutto nelle Messe. Tra le altre iniziative don Landini segnala nella propria parrocchia una veglia dal titolo "Fermate il mondo, voglio scendere", con la lettura di testi del Magistero della Chiesa, a Firenzuola ogni sera si recita un rosario per la pace, mentre don Giorgi celebra Messa con la formula del Messale appositamente prevista "per la pace" e per "il tempo di guerra e di disordini", e ha organizzato per il 25 ottobre una veglia di preghiera. SERVIZIO DI PAOLO GUIDOTTI
 "La pace dipende da me": disegni di Sara Martini e Giulia Conti (in alto) - Tommaso Rosi ed Elias Farina (al centro) - Serena Baronti (in basso) - Classe quinta elementare- Borgo San Lorenzo
NOI E I MUSULMANI: L'OPINIONE DI DON POGGIALI
Caro Gibe, mi hai posto una domanda: "Conosci qualche confratello che opera nel mondo arabo-mussulmano che sia in grado di suggerirci cosa concretamente possiamo fare per testimoniare che siamo figli dello stesso Padre e che l'esserlo è gioia? Puoi comunque suggerirci qualcosa tu?"   a cui , in tutta sincerità non posso rispondere. Pare incredibile, ho tanti amici musulmani, ma con nessuno posso affrontare un discorso aperto, sereno, sulla religione. E' un argomento tabù, nelle nostre discussioni. E' meglio non parlarne.   L'africano, come animo non è fondamentalista, è razzista (etnicocentrismo), è sincretista (prende da tutti e fa un minestrone); il guaio è che ora ci sono molti iman e predicatori arabi e libanesi che percorrono queste terre e l'islam africano comincia a tingersi di estremismo fondamentalista. Dopo gli avvenimenti successi in America, sono tutti abbacchiati, mogi, mogi... Vivono in una torre d'avorio e credono di essere nella VERITA' e non si mettono neppure in discussione. Tutti qui hanno paura dei musulmani, a cominciare dalle autorità politiche. Il nostro Cardinale cerca di fare un'opera di avvicinamento: ha creato un gruppo chiamato "forum dei religiosi" a cui partecipano tutti i capi religiosi della Costa d'Avorio, eccetto il grande capo dei musulmani.Quando ci sono delle posizioni da prendere a livello nazionale si consultano tra di loro; quando ci sono delle manifestazioni religiose in una confessione, gli altri partecipano. E' un tentativo di dialogo. E' vero, ci sono dei giovani imans che sono presenti, ma sono guardati come eretici. Ci vuole del tempo, perché maturino e si aprono. La stessa religione islamica è una religione adatta per la guerra, orgogliosa, che non perdona. E' un sistema chiuso; più o meno come la "cristianità nel Medio Evo". La religione pensa a tutto, in lei è racchiuso il mondo economico, politico, e le leggi familiari. Dove sono in maggioranza vige a livello statale la legge della Sciarià, e tutti sono obbligati a rispettarla, anche i non musulmani. Come è nelle Repubbliche Islamiche. Come se i cristiani imponessero come legge di stato il Diritto Canonico!!! ...  In tutta la loro letteratura e nei loro discorsi, Dio non è padre. Per loro è una bestemmia! Dio è Dio e noi suoi schiavi (è il significato di islam). Se vuoi fare una bella esperienza ed avere la forza di arrivare in fondo, leggiti il Corano! E avrai un'idea del Dio di Maometto. L'islam è più vicino all'Antico Testamento che al Nuovo Testamento. Io penso che la funzione di noi cristiani è di trovare dei punti di accordo non sul piano teologico, ma su quello pratico e della solidarietà; pero' non sempre accettano di collaborare. I cristiani sono considerati "kafri'" (schiavi, esseri senza dignità). E' vero che tra di loro c'è una corrente, che ha una visione di un islam tollerante, aperto. Ma a mia conoscenza, sono una minoranza. Noi qui a Anyamà (lo dissi anche al Cardinale, davanti alla gente, all'occasione della visita canonica) con i musulmani (che sono il 70% della popolazione) ci si rispetta e ci si ignora... Lui mi ha detto di non abassare le mani, ma di cercare in tutti i modi un dialogo. Il dialogo è possibile solo con chi ti ascolta, altrimenti diventa monologo.... Il problema dell'Islam diventa un problema mondiale, e se c'è una terza guerra mondiale, chi accende la miccia è uno che porta questa ideologia all'estremo. Come vedi, caro Gibe, la mia visione non è idillica. Li stimavo ed amavo di più, prima di conoscerli. Ora mi fanno quasi paura e pena, nello stesso tempo. Poiché signore del Tempo è l'unico Dio, e dato che siamo figli dello stesso padre-Abramo, voglio credere che il Signore ha stabilito un tempo in cui ci potremo abbracciare. Ecco quanto posso rispondere alla tua domanda. Ciao, stammi in gamba e preghiamo (è l'unica cosa veramente utile!) perché noi e loro ci convertiamo.   Pére Pasquale Poggiali

PER CONTRASTARE L'ORRORE CHE DILAGA NEL MONDO Non resta che pregare Stavolta non me la sento proprio di scrivere storielline. Per dir la verità ho poca voglia di scrivere in generale perché tutto mi sembra sciocco rispetto a quello che sta succedendo adesso in questo mondo. Gli appassionati dei film dell'orrore potranno sicuramente essere soddisfatti guardando la realtà, perché l'orrore dilaga. Certo, non è che prima fossero tutte rose e fiori e "vogliamoci bene". Quelli della mia generazione, più o meno, ricordano i risvegli al suono della sirena dell'allarme, le fughe nei rifugi, le bombe che ci piovevano addosso, le case distrutte o abbandonate con lo sgomento di non sapere dove andare per trovare un posto sicuro. E dicono: "Ci siamo passati, ma non pensavamo mai di dover rivivere quell'angoscia". Intendiamoci bene: la guerra - qui o là - non è mai cessata davvero. Però non era "nostra". E allora abbiamo potuto anche chiudere occhi ed orecchi davanti al televisore che ce la scaraventava in casa e far finta che fosse solo un film. Anche adesso gli avvenimenti continuano ad assomigliare ad un film di fantascienza ma la paura ha cominciato a bussare sempre più forte alla nostra porta ed è difficile far finta che non sia vero. Gli uomini che volano giù dai grattacieli, i feriti, i bambini spaventati , sono veri e non controfigure. Il lontano e vago diventa qui ed ora. E non si può parlare, come un tempo, di un nemico che "avanza" o "sbarca" perché ora ti può arrivare da dove meno te l'aspetti, anche da un batterio mescolato alla polvere che ti soffia addosso il vento. Io non posso dirmi "cristiana" perché mi manca ancora un bel pezzo di strada da fare e forse resterò sempre così: mezza e mezza. Ma di fronte a certi avvenimenti mi attacco all'unica forza che possiedo ed è la parola di Cristo che mi dice: "Non temete". "Non abbiate paura, voi che siete sulla barca in mezzo al mare in tempesta: Io ci sono." Si sente dire spesso una frase: "Non ci resta che pregare". La sento riduttiva perché sembra che significhi: "E' poco, ma..." NON E' POCO. Credo alla forza della preghiera come credo all'energia racchiusa nel cuore dell'atomo. Allora dirò, come si affanna a ripeter giorno dopo giorno Giovanni Paolo II, "Signore dona la pace ai nostri giorni". E pregherò che i contendenti smettano di tirare in ballo Dio o Jahvé o Allah , chiedendogli di benedire soltanto i propri eserciti perché è la più grande presa in giro che gli possano fare.

Nicoletta Martiri Lapi
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