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Dibattiti - Editoriali

L’EDITORIALE

"E tu cosa ne pensi? Scrivi il tuo contributo a questo argomento, lo pubblicheremo su queste pagine"

Un Natale in ritardo

E' Natale tra poco; la malinconica e un po' lamentosa melodia degli zampognari, miagolando stonata, riesce a sopraffare ogni tanto il frastuono nervoso dei clacson, delle sirene e dei motori. Quest'anno l'aria natalizia ha tardato ad arrivare.

C'è poco da fare, il nostro umore, il nostro stato d'animo sono ormai inesorabilmente condizionati dai mass media. Come la pubblicità influenza, volenti o nolenti, le nostre scelte, i nostri gusti e i nostri atteggiamenti, perfino il nostro modo di comportarci, la televisione, la radio, i giornali e le riviste sono capaci di plasmare il nostro modo di vivere, di sentire, di pensare, i nostri stessi sentimenti. L'informazione, l'immagine, la notizia, anziché strumenti per allargare la conoscenza e il sapere, sono merce deperibile da vendere al miglior offerente, da piazzare prima della concorrenza, prima che la sorpresa si sgonfi e avvizzisca se preceduta dal comunicato della concorrenza diffuso cinque minuti prima.

In questi ultimi mesi siamo stati coinvolti in un dibattito politico teso, nervoso, agitato dalle pulsioni cattive, dalle perfide schermaglie di personaggi ricchi, colti, cresciuti e ben educati in ambienti raffinati, in scuole prestigiose, tutti impegnati a scaraventarsi addosso le offese più velenose e gli insulti più infamanti. E per che cosa? Per accaparrarsi un seggio in una delle istituzioni più importanti e rispettabili del nostro paese come cani randagi intorno all'osso. Intorno a loro, maggiordomi e damigelle compiaciuti nella loro eleganza e nel sussiego e una marmaglia di scagnozzi a schiamazzare, a fare il verso e a tifare sguaiati e senza alcun ritegno come gli scalmanati spettatori di un combattimento di galli nel Far West. Siamo stati sconvolti dalle crude e sconvolgenti immagini di bambini innocenti rapiti, uccisi e poi bruciati dalla sudicia e libidinosa violenza di figuri spregevoli e malvagi. Abbiamo assistito altrettanto sgomenti al sordido rancore e alla voglia di vendetta di chi, nemmeno di fronte alla morte riesce a provare senso di pena e di misericordia.

Siamo saltati sulla sedia per un rigore sbagliato, un fuorigioco che non c'era o per quel gol negato dal guardialinee sulla linea di porta. Abbiamo seguito con passione ed interesse le pompose arringhe e le sentenze erudite emesse durante le udienze del Processo del Lunedì, abbiamo temuto per le sorti della nazionale preoccupati più per la partecipazione ai prossimi campionati del mondo che per l'andamento della borsa o del prodotto interno lordo

Abbiamo assistito impietriti e impotenti ai feroci massacri di decine di donne, di bambini, di vecchi indifesi, sgozzati in nome di religioni malintese e malinterpretate, dai fanatici seguaci di un integralismo che altro non è se non l'interesse particolare di oscuri poteri e la superbia dell'uomo sovrapposta alla giustizia di Dio. Qualunque esso sia.

Abbiamo visto i contadini invadere per protesta le città con i loro trattori regalando alla gente i prodotti della terra e i frutti del loro lavoro mentre gli allevatori, invece che col latte, inondavano strade e persone di sterco.

Abbiamo appreso con orrore e sgomento della morte di dieci malati carbonizzati in una di quelle camere iperbariche prive di collaudo e di norme di sicurezza in funzione nei nostri ospedali, abbiamo ascoltato increduli la notizia delle provette di sperma infettate dal virus dall'epatite e degli ovuli prelevati alle prostitute destinati alla fecondazione di donne desiderose di diventare madri a tutti i costi.

Abbiamo visto crollare e sbriciolarsi in una nuvola di polvere i capolavori di Giotto e di Cimabue nella basilica di San Francesco scossa brutalmente dal terremoto. Abbiamo guardato la gente dell'Umbria, sbigottita dall'imprevedibile e interminabile susseguirsi delle scosse, riprendere infreddolita la vita nel fango delle tendopoli spazzate dal vento e dalla neve.

Abbiamo visto i volti stremati e spauriti degli immigrati clandestini sbarcare dall'incubo di giorni e notti interminabili alla deriva nel mare della speranza, della disperazione e della morte.

Ha tardato quest'anno il Natale ad arrivare.

Accanto al televisore, all'albero di Natale e alle montagne di regali facciamo anche un piccolo presepio e affidiamoci alla potenza straordinaria di questa scena semplice e silenziosa.

GUIDO MOLINELLI

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