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La copertina di questo mese
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Dibattiti - Editoriali
L'EDITORIALE DI GIUGNO 1998

Uniti sul nulla?

Anche chi ha salutato con soddisfazione la rottura dell'unità politica dei cattolici ha sempre mantenuto una clausola: è legittima la presenza di politici d'ispirazione cristiana in tutti gli schieramenti, ma essi devono essere comunque uniti quando si tratti di valori fondanti: il rispetto per la vita umana, la famiglia, la libertà d'educazione, la solidarietà verso i più poveri, la libertà della persona.

La tendenza però, lo testimoniano le forti polemiche delle scorse settimane, è sempre di più quella di subordinare i valori alle logiche della politica e degli schieramenti. Ed è uno sviluppo da non sottovalutare, perché l'esito finale rischia di essere quello dell'irrilevanza, se non della sudditanza.

Nell'infinito bazar che è la nostra società d'oggi l'esigenza di alcuni punti fermi è sempre più forte e decisiva. Per questo, francamente, tutti dovrebbero porre attenzione alle norme -e prima ancora alle culture- che tendono a fare della persona umana un oggetto, ovvero una merce. A noi sta ben più a cuore una legge che fissi il principio del diritto alla vita, dal concepimento alla morte naturale, o una norma che ferisce il significato della famiglia fondata sul matrimonio, piuttosto che il bipolarismo o le riforme costituzionali. E siamo convinti che sull'altare delle alleanze non tutto possa essere sacrificato.

Subito da parte laica, in riferimento agli interventi dei vescovi, si è gridato al "clericalismo". Ma è un modo molto vecchio di leggere la realtà: quasi che occuparsi di difesa della vita, di bioetica, di famiglia, di libertà di educazione sia solo un modo strumentale per lavorare intorno a chissà quali disegni politici. No, è diritto-dovere di ogni credente, vescovi e laici, intervenire su questi temi. Perché sono non opinabili argomenti del mutevole menù politico, ma pilastri della civile convivenza.

Giovanni Paolo II lo ha ricordato con la sua solita forza: in venti anni d'aborto legale in Italia si sono uccisi 3 milioni e mezzo di bambini. E' agghiacciante, ma è realtà. E invece subito sono iniziati i distinguo politici, si sono paventate "guerre di religione", e si è cercato di dimenticare subito questa scomoda realtà, più interessati dai ballottaggi e dal referendum per il maggioritario. Ma davvero c'è qualcuno oggi che cerca le "guerre di religione"? O invece il "non uccidere" deve diventare il fondamento di una società davvero più umana? "Non uccidere", mai, né con l'aborto né con l'eutanasia, né con la pena di morte. Altrimenti si finisce per declamare in astratto i valori, salvo poi, quando questi valori dovrebbero innestare le regole della convivenza civile, nascondersi dietro le "mediazioni politiche" e abdicando alla necessaria coerenza.

Su questi temi -ed è questa la ragione delle presenti, poche righe- è necessario riprendere una riflessione approfondita: singolarmente, ma anche nelle comunità locali. Oggi, anche nelle nostre parrocchie, nei gruppi giovanili, nei gruppi di famiglie, troppo poco si pongono e si approfondiscono queste tematiche, velate dal timoroso silenzio e dall'indifferenza. Un silenzio, che se rotto, potrebbe suscitare non sterili polemiche, bensì positive iniziative di servizio e di crescita culturale.

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