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La copertina di questo mese
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arte - cultura
La Crocifissione, di Bartolomeo di Giovanni, ora collocata nella Pieve di San Silvestro a Barberino di MugelloCROCIFISSIONE E SANTI
Pieve di San Silvestro a Barberino di Mugello

Quasi un secolo, novantadue anni sono passati da quando la pala con Crocifissione e Santi venne ritirata dalla chiesa di Sant'Andrea a Camoggiano nei pressi di Barberino. Allora, era il novembre del 1906, il bel complesso di Camoggiano si presentava, come ce lo descrive Guido Carocci, immerso nei campi fertili e vicino alle rive di un ruscello: un luogo isolato e ricco di importanti opere d'arte che divenne obiettivo di un furto che all'epoca ebbe grande risonanza. Vennero infatti trafugati un bel bassorilievo in terracotta invetriata con la Vergine col Bambino e una formella del fonte battesimale (anch'esso in terracotta invetriata) assegnato poi dalla critica a Benedetto Buglioni. Ne segui l'immediato ritiro per motivi di sicurezza sia del fonte battesimale che venne consegnato all'Opificio delle Pietre Dure per l'indispensabile restauro, sia del dipinto su tavola con Crocifissione e Santi che si trovava posto sull'altar maggiore e provvisoriamente fu collocato nel Museo di San Marco. Il dipinto rimase nei musei statali, prima agli Uffizi poi alla Galleria dell'Accademia, nei decenni che seguirono. Ma sfortunatamente quando sopraggiunse la drammatica alluvione del novembre 1 966 l'opera era collocata nel Gabinetto Restauri della Soprintendenza per i Beni Artistici, al pian terreno del complesso degli Uffizi, dove l'acqua raggiunse un metro di altezza. Il dipinto che già presentava problemi conservativi venne così gravemente danneggiato e solo un intervento di 'salvataggio' operato dal restauratore Leonardo Passeri dell'Opificio delle Pietre Dure con l'aiuto di un gruppo di volontari polacchi permise di conservare la preziosa pellicola pittorica dell'antica opera di Camoggiano. Il 'salvataggio' del dipinto consisté nello staccare la pellicola dipinta dal suo supporto ligneo divenuto irrecuperabile: per procedere a tale operazione si dovette coprire la superficie stessa con veline protettive. La Crocifissione venne così nascosta da uno strato protettivo che ne impediva la visibilità, conservata per il futuro completo restauro che solo nel 1998 si è potuto compiere.

La pala di Camoggiano ha un significato storico particolare per il territorio di Barberino e del Mugello. Camoggiano è infatti un luogo denso di memorie: la sua piccola chiesa e il palazzetto che la affianca vennero completamente riedificati alla fine del Quattrocento con un'elegante architettura d'impronta michelozziana, diversi affreschi della fine del XV e degli inizi del XVI lo decorano in più parti, lo stemma della famiglia Cattani (interzato da palo e caricato da due stelle) compare sulle architetture e sulle opere d'arte che arricchivano la chiesa a ricordare il patronato della potente famiglia di Barberino che rese questo complesso un'omogenea e affascinante sintesi della produzione artistica fiorentina tra Quattro e Cinquecento. Cristina Acidini Luchinat in un documentato saggio del 1988 ha ricostruito le vicende del patrimonio artistico rinascimentale di Carnoggiano e la loro committenza dovuta a Pandolfo di Urbano Cattani, priore di Sant'Andrea dal 1496 al 1528 che ottenne per essa il canonicato della metropolitana fiorentina.

La figura ritratta di profilo di Pandolfo di Urbano Cattani è stata riconosciuta dalla Acidini sia nel dipinto originariamente su tavola con la Crocifissione, sia nella tela col Compianto ora a Toronto: in entrambi Pandolfo appare devotamente inginocchiato, con la berretta tra le mani, protetto da sant'Andrea che in piedi alle sue spalle benevolmente poggia una mano sul suo capo o sulla sua spalla. Ma tra i due ritratti di Pandolfo non è difficile notare un notevole dislivello qualitativo: debole e approssimativo si presenta il ritratto nel Compianto, mentre fortemente caratterizzato e con una ferma impostazione di disegno è il volto di Pandolfo che sta inginocchiamo ai piedi della croce nel dipinto ora restaurato. Ai lati del Cristo, sullo sfondo di un paesaggio inquadrato da speroni rocciosi, stanno in piedi quattro santi: a destra san Pietro col tradizionale attributo della chiave e un giovane santo martire in abiti da cavaliere riconosciuto come san Sebastiano (sulla base della storia nella predella) che qui si presenterebbe privo del consueto attributo delle frecce, a sinistra invece sant'Andrea, che sorregge la rete della pesca miracolosa su di una spalla, titolare della chiesa di Camoggiano, e un santo vescovo che può probabilmente essere identificato con san Zanobi, vescovo di Firenze, figura collegata alla metropolitana fiorentina della quale era canonico il Cattani. In ginocchio vicino a questi due santi è raffigurato il canonico Pandolfo Cattani, mentre di fronte a lui, ugualmente inginocchiata, sta la figurina della Maddalena che si stringe al legno della croce. Da notare sotto la base della croce, vicino alla figura del committente, lo stemma Cattani. L’attribuzione del dipinto a Bartolomeo di Giovanni risale, come si è detto al 1926, e successivamente è stata riconfermata dalla critica (Berenson, Fahy, Acidini, Pons) con una datazione generalmente verso il 1500: l’arco cronologico che va dal 1496, inizio del priorato a Camoggiano del Cattani, al 1501, anno di morte di Bartolomeo di Giovanni, definisce con sicurezza il periodo di esecuzione del dipinto. Lo stile di Bartolomeo di Giovanni, pittore formatosi alla grande scuola di Domenico Ghirlandaio e collaboratore di Filippino Lippi e Sandro Botticelli, si individua nitidamente nelle figure sant’Andrea, di san Pietro e nel Cristo caratterizzato dai firti ricordi di Perugino e Signorelli. Con grande forza emergono dal dipinto le figure e i volti del giovane san Sebastiano, che mostra impressionanti richiami a Filippino Lippi, del santo vescovo Zanobi, imponente personaggio panneggiato dal viso intensamente scavato. Ciò induce appunto a riconsiderare la possibilità del'intervento di un altro artista di notevole levatura accanto a Bartolomeo di Giovanni (o successivamente a lui).

Maria Matilde Simari
FUNZIONARIO PER IL MUGELLO DELLA SOPRINTENDENZA BENI ARTISTICI E STORICI DI FIRENZE

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, dicembre 1998

 

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