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GLI ARTICOLI
DIECI ANNI FA MORIVA L’EX-SINDACO DI BARBERINO
BRUNO GORI

Ricordando Bruno

 

Sono passati dieci anni dalla scomparsa di Bruno Gori, che fu sindaco di Barberino di Mugello. A Paolo Cocchi, che gli succedette in quell’incarico, e che è stato assessore regionale alla cultura, abbiamo chiesto un ricordo, che egli ci ha prontamente inviato.

 

Ricordare Bruno Gori  a dieci anni dalla sua scomparsa vuol dire ripercorrere una stagione politica, per il nostro territorio mugellano e per l’intero paese, non priva di significato e di eredità.

Ho conosciuto Bruno agli inizi degli anni ottanta: io, giovane consigliere del PCI, che allora governava a Barberino con un monocolore “assoluto” (oltre il 60%), lui, militante e dirigente della DC (proveniva da San Giovanni Val d’Arno, dove era nato). Erano gli anni in cui, alla contrapposizione frontale tra comunisti e cattolici democratico-cristiani, si era venuta sostituendo, prima, la stagione culturale del “dialogo” (Balducci, La Valle, Pratesi, Gozzini), poi, quella politica del “compromesso storico”, propugnata da Enrico Berlinguer e accolta da Aldo Moro. In quei primi anni ottanta, ucciso Moro dalle BR, essa era già esaurita, tuttavia non senza aver segnato profondamente gli orientamenti culturali e politici dei due “popoli”, che vedevano nella modernizzazione della società italiana di quegli anni, fenomeni che non comprendevano o che avversavano, in nome di un ritorno di moralità nella vita pubblica che si opponeva sia alle “degenerazioni” del vecchio sistema di potere clientelare della DC, che al “rampantismo” privo di scrupoli del nuovo PSI di Craxi. Per noi comunisti erano gli anni dell’ultimo Berlinguer, quello della “questione morale” e della denuncia del consumismo.

Con Bruno, democristiano tormentato e inquieto, fu subito “dialogo”. Fu così che, attraverso un breve volgere di anni e non senza difficoltà, maturò il suo passaggio, da “indipendente”, nelle fila della sinistra comunista locale.

Quando, agli inizi del 1983, Giuseppe Aiazzi si dimise dalla carica di Sindaco, per assumere un diverso ruolo politico nel partito di zona, la sezione del partito di Barberino, per la prima volta attraverso una consultazione ed un voto degli iscritti, designò Bruno come Sindaco.

Gli inizi del suo mandato furono subito caratterizzati dall’emergenza della costruzione dell’invaso di Bilancino. I lavori, dopo una lunga fase di sonnolenta gestazione, iniziarono, quasi all’improvviso, nel 1984, quando Gianfranco Bartolini, Presidente della Regione, ottenne dal governo Craxi, un finanziamento di circa 300 miliardi di lire, a valere sui fondi FIO. La grande opera nasceva sotto auspici contradditori, con un impianto progettuale debole e con una dotazione finanziaria insufficiente. Forte era l’avversità di ampi settori di opinione pubblica. La protesta dei comitati contestava l’utilità dell’opera e disegnava scenari ambientali apocalittici per il nostro territorio. Ma ci fu la capacità del “sistema dei partiti” locali di tenere la barra dritta e di scommettere su una strategia non di pura protesta. Toccò a Bruno, come Sindaco, e a Renzo Mascherini, come Presidente della Comunità Montana, impostare la battaglia politica ed istituzionale per la riconversione del progetto originario, da semplice “invaso”, a “lago”. Quella storia è nota a tutti, anche attraverso le ricostruzioni che lo stesso Bruno, le ha dedicato in anni recenti. Così come è evidente, oggi, solo percorrendo le strade che costeggiano il lago, quanto quella scommessa sia stata vinta. Il lavoro di Bruno fu improntato da capacità e tenacia. E da una interpretazione del suo ruolo che faceva della difesa degli interessi locali l’orizzonte esclusivo del suo impegno, pur rifuggendo da “localismi” gretti e sterili. Il Comune fu letteralmente sommerso di problemi: gli espropri, i cantieri, il traffico e poi, dopo poco, i ritardi nei lavori, la crisi di approvvigionamento degli inerti, i conflitti istituzionali. Bruno li affrontava con veemenza e senza risparmio di tempo ed energie. Era difficile per chiunque sottrarsi alla tenacia e alla continuità della sua pressione quotidiana; ne sanno qualcosa Marco Marcucci, all’epoca Assessore Regionale all’Ambiente e poi Presidente, e tutti i funzionari regionali incaricati. Non ebbe la soddisfazione, da Sindaco, di veder completata l’opera. Il suo mandato finì nel 1990. Nel 1992 (nel frattempo gli ero succeduto nella carica) si verificò il blocco dei lavori in conseguenza dell’inchiesta e degli arresti (rivelatisi, poi, del tutto infondati). La vicenda si risolse negli anni seguenti e toccò ad altri (come spesso accade) raccogliere i frutti anche del suo lavoro.

Di un uomo si possono dire infinite cose, soprattutto se è accaduto di conoscerlo anche al di fuori della vita pubblica e se si sono condivisi con lui, come a me è accaduto, momenti esistenziali significativi. Questi momenti rimandano ad una personalità impegnata e complessa, spesso tormentata, come ho già detto, capace di dare tensione morale e profondità a tutte le dimensioni del vivere, non solo a quelle più appariscenti  e pubbliche. Rimangono, a testimoniare questo suo passaggio, oltre al molto fatto, la ricchezza dei ricordi, la costruzione delle amicizie e degli affetti familiari.

 

Paolo Cocchi

 

 

© il filo, Idee e notizie dal Mugello, gennaio 2011

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